Ti darò tutto l’affetto che meriti.
Sarò come il gatto che castri per amore.
Oppure il padre che odi per il dolore,
che ti ha donato in ogni suo gesto distratto.
Sarò presente esattamente come mi racconti
sarò indifferente come tua madre nell’adolescenza.
Ti ascolterò come il professore di storia
e non sentirò ragioni se non sei preparata.
Hai studiato? Hai sudato per ottenere il risultato?
Credevo in te ma mi hai deluso, dicevano.
Ecco l’amore che meriti.
La somma di tutti i tuoi sbagli di questa società
che ti vuole perfetta e ti hanno convinta che vuoi il meglio
Anche per te.
Ma amore mio tu non sei perfetta tantomeno io.
Se di perfezione ha senso parlare.
Perché tu mi piaci anche senza i trucchi
Che ti deformano il volto.
Ma è inutile dirtelo perché ti confronti con le riviste patinate, non con me.
Perché mi piaci anche stanca e disperata,
perduta e impaurita.
Ma è dannoso dirtelo perché tu vuoi essere
come le imbecilli che guardi in TV.
Gente che si fa paladina del femminismo
ma si riempie le labbra di botulino e le tette di silicone.
E tu ascolti quelle donnuncole non me.
Perciò ti darò tutto l’amore superficiale che meriti.
Farò finta di ascoltarti, annuirò alle strozzate che dici.
E ti farò credere di essere speciale,
ma di speciale non hai proprio niente,
perché non sai rinunciare al contorno.
Perché l’essenza ti spaventa a morte, ma non sai che l’assenza della vita la porti appresso come un fardello.
Che mi vomiti addosso, quando ti pongo una domanda.
Eviti il confronto che ti farebbe uscire dagli schemi.
Da anni oscilli tra voler fare qualcosa di tuo, ma appare abisso di non poterlo fare perché troppo rischioso. Costoso. E responsabile.
Allora prenditi tutto l’amore che meriti.
Due briciole di banalità te le regalo volentieri, questi sono i tuoi crediti.

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