Ho visto la bellezza delle cose sparse
un pomeriggio d’inverno nel freddo indulgente,
il rumore di passi di una stazione,
il non sapere se questo é partire oppure tornare,
una musica oziosa da un seminterrato,
un inquieto bisogno di dire.
Ho visto la bellezza delle cose sparse,
libri aperti ad invocare attenzione,
meticolosi spartiti a misurare l’attesa,
vino rosso a scaldare il respiro,
un ostinato vibrante sentire.
Ho visto la bellezza delle cose sparse,
i tuoi occhi socchiusi indagare lo spazio tra la tua pelle e il mio pallido cuore,
l’ombra delle tue ciglia disegnare un confine
sulle mie labbra mentre reinventi il mio nome,
restare a guardare il tuo sangue fluire, le tue mani sottili, un lieve torpore.
Ho visto la bellezza delle cose sparse,
sussultante silenzio dell’essere insieme in un tempo sospeso tra il giorno e domani, solitudini antiche negli angoli a guardare
un fragile incanto, un ingenuo stupore.
Ho visto la bellezza delle cose sparse
guardare nel buio e non veder che sé stessi fra estranei assonnati a cui confidare che siamo esistiti prima di oggi,
che quello che siamo non si può possedere,
che arde, che scorre, senza fare rumore.
Ho visto la bellezza delle cose sparse
tornare al silenzio ma di un altro sapore,
voltarsi ancora un secondo a guardare,
indugiare in quel buio, trattenerne l’odore
l’inatteso la forma la voglia il calore.

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