Furono immensi, intensi momenti. quando le chiesi, di girarsi e la presi, da dietro.
Come di consueto, in un lento quasi fermo movimento.
Fu lì che mi accorsi per la prima volta, di cosa fosse il firmamento e che anch’io lo rappresento. Con il mio talento, ti sentii fiorire, io smisi di respirare, per lasciar abbellire la stanza con il tuo incessante e sempre più intenso ansimare.
Forte,tanto forte, che ne sono certo, nemmeno la morte, potrebbe fermare le nostre impronte, sopra lenzuola dalle pieghe perdute. Stropicciate, sconvolte da quanto amate.
Quando gli odori, che non furono più umani, ma divini, rividi ogni fiore sbocciare su questa terra, dal primo uomo apparso all’ultimo scomparso.
Quando infuriata spingesti verso di me il basso ventre e per darti più forza ti aiutasti con i gomiti ben piantati, nelle lenzuola di cui sopra citate ormai anch’esse provate ed affamate.
Solo allora, dopo strumenti suonati con gioia da angeli alle prime armi e perciò stonati, in questa sinfonia, apparve in un solo momento che non aveva tempo e lo dimostra il fatto che che lo porto ancora dentro…un silenzio che non ha bisogno di note, ne tanto meno parole scritte. Ma non potevano restare zitte. Per potertele comunicare. E spero gioire.
Ed i capelli, i tuoi capelli. No aspetta mi devo fermare, non voglio reagire. Ho bisogno di ascoltare questo sentire. Ecco ci sono dicevo, i tuoi folti capelli dalla nuca li tenevo e Dio sa come mi eccitavo. Che il giorno che rinasco avró cento mani per toccarti ogni angolo del corpo contemporaneamente ed in parti uguali.
Ma questo riguarda il domani, adesso ritorniamo a noi, lo vuoi? Ti stringo come allora sono passati mesi, anni, ere. Le pietre diventarono castelli, quando mi dicesti, hai gli occhi belli. Da allora tutto fu quello che fu. Perché stringendoti i capelli ti accompagnai le spalle, la schiena ed i fianchi ed aprendoti le natiche entrai dentro il tuo corpo fin quando il limite fisico non si possa superare. Tanto che questa frase non aveva bisogno di rime per descrivere questo stupendo atto d’amore.

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