Farti

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E poi ad un certo punto crolli a letto e ti viene voglia solo di chiudere gli occhi. E lo fai.

Ma poi fai i conti con la giornata e ti domandi di cosa necessiti ancora.

E la risposta arriva da sola.

Hai voglia di scrivere di lei. Hai la necessità di fissare il momento perché é prezioso.

E non puoi fartelo rubare da Morfeo. Che quello non ti ridà indietro i pensieri della sera.

Quello si prende tutto.

Allora tu scrivi.

E cosa scrivi se non la gioia di stare con il volto fra le sue gambe. Ascoltare come una vedetta tutti i suoni che produce.

Oppure la pace di farsi cuscino con il suo ventre. Durante le sue dita che ti accarezzano il viso ed il petto.

Le sue domande scomode che tendono a smontare l’entusiasmo per quella ridicola paura della quale siamo tutti immersi.

Il conoscersi che é come scontrarsi contro un treno con la faccia beffarda di chi sa che forza ci vuole a fermarlo quel treno di ferro fumante.

Ma sembra non ci siano alternative quando nello stomaco parte quello strano sapore di verità che ci obbliga a seguirla.

E poi in una sera qualunque ti rendi conto che la felicità non ha il gusto di serenità che ti aspettavi ma tutt’altro. Diventa quasi febbrile. Perché é la vita che ti si scaglia contro e ti dice che non ci sono mezzi termini per viverla. La vita e anche lei.

Si lei che questa sera racconti con la timidezza che credevi di non possedere. 

E la descrivi sentendo tutti i peli del suo corpo che drizzano pungenti quando vuole fare le cose insieme a te. 

E appena te ne rendi conto scopri che pochi secondi del genere valgono come un giorno d’amore nudi. 

E capisci che tu non sai niente dell’amore, perché non bisogna sapere niente. Ma accoglierlo. 

E a forza di accoglierlo arriva mattina. 

Perché vedi, d’un tratto ti rendi conto che fare le cose insieme è bellissimo, ma farle insieme per la prima volta é stupendo. 

Quando sono vicino a te io mi trasformo in un fiore bianco a primavera.

E come mi fai ridere quando diventi timida. O mia. Tipo quando con due colpi con la mano sul divano mi chiedi di mettermi steso a te. Allora io posso cedere e sentirmi sicuro. Avvolto dal calore.

Ecco io mi sento protetto.

Amato.

E si ora ti infilerei il cazzo dentro la figa. Piano. Da dietro. Tu appoggiata alla finestra.

Siamo soli e puoi urlare quando vuoi.

Poi apro la finestra per farti indurire i capezzoli dal freddo. Te li tocco ed impazzisco. E ti faccio venire.

Poi ti porto nella mia doccia grande.

E sotto l’acqua calda sei tu ora dietro di me.

Mi masturbi mentre guardiamo la neve che cade nel bosco. E spruzzo un getto caldo nel vetro. 

Una volta asciugati accendiamo la stufa e rimaniamo nudi. E felici sul divano. Ed ecco che facciamo ancora una volta le cose insieme per la prima volta. 



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