E allora?
Si ti penso. Me ne devo vergognare?
Dovrei tenermele dentro le immagini che mi affollano, che deliziosamente mi affannano?
Eh no cara mia, te le sputo addosso le emozioni. E se mi senti violento me ne frego. Perché io sono violento.
E capace. Possiedo un ventaglio gigante di parole. Le affilo ogni giorno. All’alba.
Poi te le infilo con cura nello stomaco.
Io con le parole vado in guerra.
Con una penna uccido se voglio.
Hai sparato all’arciduca? Brava.
Ora ti invado con l’artiglieria pesante.
Mi porto nello zaino Goethe e Nietzsche.
Schopenhauer nella fondina al posto della pistola.
Non temo la battaglia anche se sei tanta.
Dai fai la contromossa. Che mi mandi addosso? La morbosità dei Massive Attack? Li neutralizzo con Osho che ride e attacca.
Che pensi di sconfiggere la luce?
Io ti schiaccio con un sorriso di comprensione.
E ti faccio prigioniera con l’indifferenza al buio che hai di sera.
So come si mangia nell’albio. Ci si piega a caproni e si affonda la testa.
Ed in galera ci sono stato, ingenua ribelle del cazzo.
Te la faccio desiderare la mia cella.
Conosco il tuo linguaggio.
Prevedo e già godo il linciaggio.
Non vi sarà un vincitore. Ma una superba poesia d’amore. Sfregiata di dolore.
Che tanto vuoi ed avrai.
Ti smonterò uno ad uno quei mille nomi che ti porti appresso. Li divorerò. E con uno specchio incastrato nella gola te li farò leggere. Senza pseudonimi ti sentirai nuda.
Ed é allora che spogliata dall’armatura le lacrime ti scenderanno fino alla nuca.
Perché sarai distesa. Immobile in una nuova avventura. Sarà dura.
Ma per entrambi. Cosa credi? Che sia indifferente a quell’impalcatura? Dobbiamo smontarla. Abbiamo lavorato abbastanza.
I palazzi sono restaurati. Inauguriamoci in una grande festa. Devi considerare che non sia mesta. Concediti di affacciarti al sole. Non si vive solo di dolore. Permettiti di annusare un po’ d’amore. Si tratta di poche ore.
Poi di nuovo la sera. Ci riuniremo in preghiera. Un rito. Ci si inventerà qualcosa.
Un libro rosa. Dei versi in prosa.
La situazione é troppo mielosa?
Hai ragione. Scorre il fiume. Arriva la benedizione. La cinghia é pronta. Tu non vedi l’ora. Ed ora mi sfogo. Lo senti il distacco? Che ti mette a tuo agio.
Si, si. Sei solo un oggetto da consumare.
I lividi nel basso ventre, li guardi.
E ti fanno eccitare. E che male.
Tanto da far bene. Le catene.
Sirene che avvertono il dio porco
Un dio che povero non c’entra nulla in questa lotta ma ci osserva divertito e compiaciuto. Perduto come noi.

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