Fermatevi un giorno qualunque a guardare il mare.
Lo vedete quel punto dove l’acqua è più buia e sembra che il sole lo voglia ignorare?
Sono stato laggiù, innumerevoli giorni che non riesco a contare, la notte come il giorno lo stesso rabbioso dolore.
Dal fondo guardavo la vita lassù, i vostri passi veloci, ansiosi, furiosi di andare, mai un momento, un brandello di dubbio… ma in che direzione?
Il vostro cielo? Soltanto petrolio per me e pioveva, piangeva su quella prigione, un flusso odioso vischioso da non poter respirare, inchiodato braccato straziato dalla voglia di urlare.
Solo, in quel soffocante metro quadrato, divoravo le vostre illusioni, una ad una fino a farle sparire, che guardarsi davvero non é cosa per tutti, ma io lo vedevo cosa resta di un uomo se gli togli il respiro.
Tornava alle volte il ricordo di me, dei lampioni accesi, delle notti afose, della mia ombra sui marciapiedi, dei suoi capelli sul cuscino, del mio indolente amore.
Tornava alle volte l’insinuante bisbiglio di quello che ero, eroico bastardo insolente poeta.
Tornava ogni volta ma sempre di meno finché ho perso la voce, la voglia, il coraggio, la luce.
Partire, nient’altro volevo.
Sparire dai vostri pensieri, dal vacuo vociare ad un passo da me.
Morire, questo pensavo, non è poi questo tragico affare, é soltanto il silenzio dopo tanto clamore.
Ma questo é il primo giorno di quel che sarò, ho tolto le unghie dalla mia carne, ho respirato ad occhi chiusi lungo la strada, ho sorriso a una donna, l’ho guardata passare, mi fermo a pensare, mi volto furtivo, la guardo sparire.
È il primo giorno del resto di me, ne gusto il sapore, il colore, il chiarore, mi guardo allo specchio e quello che vedo é quello che sono, resisto all’impulso, non cedo al sospetto, si tratta di me e del primo giorno di sole.

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